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Dizionario Angius/Casalis

per gentile concessione di       Unione Sarda



FURTÈI o FORTEI, villaggio della Sardegna nella provincia e prefettura di Cagliari, e nel mandamento di Salluri. Comprendevasi nella curatoria di Nuràminis, antico dipartimento del regno cagliaritano.

La sua situazione geografica è alla longitudine 39°, 34', ed alla longitudine occidentale di Cagliari 0°, 7', 20".

Giace in fondo ad una valle amenissima in sulla sponda sinistra del confluente Mandarese del Calarita. È coperto da’ colli della Trecenta, e però non sente i venti australiani; ma alle altre parti è senza ripari. Il sito dice l’umidità, e li ristagnamenti dell’acqua in varii luoghi sopra un terreno fecondissimo e lussureggiante di vegetazione la morbosità di quell’aria in certe stagioni. La temperatura nell’estate non è d’ordinario assai alta nè d’inverno molto bassa.

Componesi questo villaggio (anno 1838) di 210 case tutte di rozza costruzione in pietra, così però disposte fra gli alberi, che offrano una amena prospettiva. Una parte delle medesime è sulla riva del detto fiume, l’altra sulla falda del colle. Le contrade dovrebbero essere meglio curate.

Vi abitano famiglie 207, nelle quali sono anime 950. Risulta che le nascite annuali nel preceduto decennio furono 35, le morti 25, i matrimonii 8. Le malattie che vi soglion dominare sono infiammazioni, e per lo più dell’addome, ostruzioni, idropisie, febbri intermittenti e perniciose.

Professioni. Circa 250 persone attendono alla agricoltura, 25 alla pastorizia, 10 agli altri mestieri. Ogni famiglia ha il suo telajo per lana e lino; ma non si lavora più che sia il bisogno.

La scuola normale frequentasi da 10 ragazzi.

Al servizio sanitario non si ha che un chirurgo e un flebotomo.

La chiesa parrocchiale è dedicata a s. Antioco. Ha cura delle anime un vicario assistito da altri due preti sotto la giurisdizione dell’arcivescovo di Cagliari. Eranvi prima tre chiese minori; ora ne sussistono due sole.

La festa principale è per la natività della Vergine, e si celebra con molta pompa contribuendo alle spese tutti i giovani (su bagadiu): corresi il palio e vi è molta allegria per le danze e per la moltitudine degli ospiti concorsi da’ vicini paesi. In campagna a un quarto d’ora è la chiesa di s. Biagio dove festeggiasi nella terza domenica di agosto. Vi intervengono molti forestieri.

Il territorio di Furtei in parte piano e in parte montuoso, non ha più di sei miglia quadrate.

È traversato dal fiume Caralita, nel quale a non molta distanza dal paese entra il rio di Mandas. I rivoli di questa regione niente contribuiscono al detto confluente nella estate: quando son vivi, la lor acqua biancheggia così come se fosse meschiata di latte, della quale impurità è ragione nella gran copia d’allume che trovasi in queste terre: bevesi dagli animali senza sensibil nocumento. I pozzi scavati dentro il paese danno acque salse, onde che il popolo dee bevere dal fiume, quando le sue acque sieno pure; e nell’estate, quando sono contaminate dai limi, dee mandare a riempiere le fiasche o alla fonte dell’Acqua-Marongiu distante otto minuti, o a quella di s. Giorgio lontana di una mezz’ora. I pastori bevon pure dalla fonte che dicono deis montis accrobàus, che è pesantissima, o da quella dess’arenàda, che non pare più leggera. Con l’acqua del fiume Mandarese movesi un molino di quattro macine, dove si lavora per la popolazione e per alcune famiglie salluresi.

Sono nelle montuosità alcune spelonche, e notevoli quelle di Santumiali, deis Concas, deis Coronas Arrùbias, deis Suergius, dess’Alumu.

Le roccie sono mescolate di questo minerale, il quale trasuda e concresce o in efflorescenza o in una crosta. Non se ne trae alcun profitto. Vi è molta creta, di cui si fanno mattoni e tevoli. Se ne vende ai paesi vicini.

Agricoltura. Il monte di soccorso non pare male amministrato.

Si seminano annualmente starelli di grano 900, d’orzo 200, di fave 350, di cicerchie, ceci e lenticchie 50. Il grano suole rendere il 14, l’orzo il 5, le fave il 12, i legumi il 5. Di lino poco si coltiva perch’è il terreno poco adattato.

Nella orticultura non sono impiegati più di dieci starelli di terreno; si semina ben poco di granone e niente di patate.

Gli alberi fruttiferi non sono in gran numero; tra le altre specie sono pochi olivi e rare piante di aranci e limoni.

Le vigne occupano starelli 50, e sono poco curate. Il vino è insufficiente, e molti devono provvedersi da Villacidro, Uras e Terralba.

Pastorizia. I buoi per l’agricoltura sono 240, le vacche 390, le pecore 2260, le capre 250, i cavalli 20, i giumenti 216. Il formaggio peserà le cantara 230: vendesi nel paese, e dassene agli esteri.

I pascoli scarseggiano, e di giorno in giorno diminuiscono per le terre che si vanno dissodando in aumento dell’agricoltura.

Antichità. Sono in questo territorio cinque norachi, ma in gran parte distrutti, e si posson vedere ne’ luoghi che dicono Commessariu, Bangius, Sa Concamanna, Nuragi-ais, e in su bruncu dessu Senzu.

Nella regione che da qualcheduna di queste costruzioni dicono Nurachi, era una popolazione, la quale non sono cento anni che restò deserta, e dicesi per le frequenti invasioni dei malviventi. Veramente nel censimento dopo l’assemblea degli ordini della nazione l’anno 1698, notasi nella baronia di Furtei con soli fuochi 15, uomini 25 e donne 28.

Sono quindi altre vestigie in Monte-cresia, in su bruncu dessu Testivigliu, in Bangiu ed in S. Salvatore, i quali voglion essere esplorati.


  

© L’Unione Sarda, 2004

Titolo originale
GOFFREDO CASALIS
Dizionario Geografico-Storico-Statistico-Commerciale
degli Stati di S.M. il Re di Sardegna

G. Maspero Librajo, Cassone Marzorati Vercellotti Tipografi
Torino 1833-1856

Carattere = A A A

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